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Lecce capitale del Barocco

Capoluogo del Salento, è stata definita la "Firenze del Sud", "Atene delle Puglie". Ma è la placida lentezza la vera essenza di questa città. Con passi lenti, senza fretta, si deve visitare Lecce.  Solo così puoi sostenere visioni mozzafiato, esuberanti facciate barocche in pietra leccese.

 

(clicca sulle miniature per visualizzare le foto)

Nel piazzale antistante Porta Napoli, l'obelisco edificato nel 1822 in onore di Ferdinando di Borbone. Sui quattro lati i bassorilievi raffigurano gli stemmi dei circondari di Brindisi, Gallipoli, Lecce e Taranto. Sul piedistallo, il simbolo della Provincia di Terra d'Otranto: un delfino che addenta una mezzaluna.
Attraversato l'Arco di trionfo sulla destra imbocchiamo via Palmieri e subito ecco l'ottocentesca chiesa della Porta. Di stile neoclassico, fu ricostruita nel 1852 a pianta ottagonale con cupola decorata a piastrelle policrome. Lungo via Palmieri troveremo, sul lato sinistro, prima Palazzo Guarini in stile rococò e poi il teatro Paisiello (1768) che conserva nel foyer il pianoforte verticale del tenore leccese Tito Schipa.

Proseguendo in direzione piazza Duomo, al n.42 incontriamo il cinquecentesco Palazzo Palmieri. Nel giardino all'interno è stato rinvenuto un ipogeo messapico (IV secolo a.c.). Il sotterraneo, ricavato nella roccia, risulta composto da tre stanze funerarie disposte a croce intorno al vano centrale. Vi si accede da una scalinata con pareti ornate da due bassorilievi che raffigurano combattimenti e decorazioni di evidente ispirazione ellenistica (rami a volute che si dipartono da foglie di acanto).  L'ingresso riserva una sorpresa: sull'architrave l'iscrizione è in lingua messapica.

Palazzo Marrese in piazzetta Falconieri. Incantevole realizzazione settecentesca attribuita all'opera di Mauro Manieri: morbide le linee delle 4 cariatidi e ai due lati dello stemma centrale, le 'onde' scolpite ad incorniciare la mezzaluna del portale: 'è un pulsare incessante che trasforma la solidità della pietra in acqua' (M.Praz).
Percorsa via Palmieri all'incrocio con via Vittorio Emanuele, prepariamoci all'emozionante veduta di Piazza Duomo. Ci accolgono dall'alto le statue di Sant'Oronzo, S. Irene e S. Venera da un lato ed i Padri della Chiesa dall'altro. Sulla destra il palazzo del Seminario costruito sul finire del 1600 (1694, 1709) ad opera dell'architetto Giuseppe Cino che riprese il bugnato sviluppato da Giuseppe Zimbalo nel palazzo ex Convento dei Celestini (vedi Santa Croce). Il giallo oro della pietra leccese è esaltato nelle ore del tardo pomeriggio e in visione notturna con la suggestiva illuminazione. Il Cino ha realizzato anche il Pozzo all'interno del cortile del Seminario. È dedicato ai benefici dell'acqua e merita una visita. A sinistra il campanile (visibile da diversi punti della città), realizzato insieme al Duomo fra il 1659 e 1682 dall'architetto Giuseppe Zimbalo. Sulla punta una banderuola in ferro che raffigura il santo protettore: S. Oronzo. Frontalmente la facciata del Duomo il cui ingresso principale, tuttavia, si trova sul lato a destra. Il Duomo, dedicato alla Vergine Assunta, è stato edificato sulle precedenti cattedrali: una del 1144 e l'altra del 1230. Da visitare la cripta che, come spesso accadeva nelle nostre chiese, è stata ricostruita su un corpo medievale preesistente. Infine fra il Duomo e il palazzo del Seminario, l'Episcopio, il Palazzo del Vescovo. Edificato sul finire del 1500, viene ristrutturato da Emanuele Manieri nel 1758 su incarico di Mons. Sozy Carafa.
Lasciamo a malincuore piazza Duomo e svoltiamo a sinistra in via G. Libertini. Incontreremo la chiesa di S. Teresa e quella di S. Anna con l'attiguo ingresso al ex Conservatorio di S. Anna. Più avanti il capolavoro con il quale Giuseppe Zimbalo concluse la sua vita d'artista e di uomo: la chiesa del Rosario. Qui l'artista è stato sepolto nel 1710. Il primo ordine con il portale fra due colonne scolpite con scanalature a spirale. L'uso delle linee curve per creare l'illusione dello spazio infinito, è ricorrente nel barocco nostrano. Al centro la statua di S. Domenico di Guzman e la parete alle sue spalle finemente lavorata. Il secondo ordine (a partire dalla ricca balaustra) con al centro la statua che raffigura la Vergine fra vasi di fiori. Accanto all'edificio l'ex convento dei Dominicani, oggi sede dell'Accademia di Belle Arti ed infine sul fondo di via Libertini Porta Rudiae.
Torniamo sui nostri passi ed imbocchiamo a destra, via S. Maria del Paradiso: stiamo per addentrarci in quella zona conosciuta dai leccesi come chiamata le 'giravolte'. Queste strade, come il nome suggerisce, costituiscono un complesso ed intricato groviglio di stradine e vicoli: un gentile invito a smarrirci.

Seguiamo via S. Maria del Paradiso e dopo pochi metri arriveremo ad una cancellata: il giardino sul retro del Conservatorio di S. Anna. Edificato fra il XVII e XVIII sec. sulla antica residenza della famiglia Verardi, il Conservatorio fu destinato ad accogliere le nobildonne leccesi che volessero ritirarsi a vita privata. Ma il protagonista di questa storia è il secolare Ficus Magnoloides alto circa 15 metri. La chioma maestosa di un esemplare che qui ha evidentemente trovato un habitat ideale. Osservate il tronco: le sue volute sembrano scaturite da una mente pittorica visionaria, quella che partorì Il grido (1893) e diede il via all'espressionismo: Edvard Munch.

Lasciamoci sulla sinistra il giardino e proseguiamo nel vicolo Pittaccio al termine del quale svoltiamo a destra per via delle Giravolte. All'altezza di via Q. Ennio, giriamo a sinistra in direzione piazzetta S. Giovanni dei Fiorentini e poi in via Morelli. Giungiamo in via Basseo e all'incrocio con via Paladini, imbocchiamo via dei conti di Lecce. In questa via si trovava il palazzo dei conti di Lecce residenza, fino al 1435, dei Brienne, Enghien ed Orsini del Balzo., Il palazzo è andato distrutto e sulle sue rovine si dice sorga il Palazzo Penzini-Morisco (al civico 2 - 6). Incontreremo palazzo Stabile (portale su disegno di F. De Palma di Alessano) e poi il settecentesco palazzo Carrozzo il cui originale prospetto è concavo probabilmente per agevolare le manovre delle carrozze (come per palazzo Guido in via Conte Guafrido, 3). Dobbiamo quindi svoltare a sinistra in via del Teatro Romano (o via Arte della Cartapesta): tuffiamoci nella storia.
Il Teatro Romano (I - II sce. d.c.), realizzato in epoca augustea,  è stato scoperto per caso intorno al 1929. I lavori di restauro si sono conclusi nel 1999 contemporaneamente all'avvio del Museo omonimo (ingresso da via Ammirati) che raccoglie il materiale rinvenutodurante gli scavi. Il teatro è probabilmente delle stesso periodo dell'Anfiteatro (in piazza S. Oronzo) e risulta ben conservato. L'ampia cavea (gradinate) di circa 70 metri fa supporre che potesse ospitare oltre 4000 spettatori. L'orchestra (spazio semicircolare antistante il proscenio adibita alla danze del coro) ha uno sviluppo di 13 metri con la pavimentazione dell'epoca e antistante le tre file di larghi gradini dove prendevano posto su seggi mobili, le 'autorità' locali. A ridosso del proscenio (area antistante la scena vera e propria), si può intravedere il canale dove veniva probabilmente raccolto il sipario. Sulla scena vera e propria sono visibili lunghi solchi forse usati per gli effetti scenici in uso nel teatro greco-romano. Proviamo ad immaginare un pubblico in tuniche e sandali rapito, allora come oggi, dalle voci degli attori.
Costeggiamo la cancellata del Teatro Romano e seguiamo via Arte della Cartapesta per sbucare in piazzetta Vittorio Emanuele II. Sulla nostra sinistra ecco la Chiesa di S. Chiara realizzata da Giuseppe Cino sul finire del 1600. Il prospetto risulta leggermente convesso su cui spiccano sul secondo ordine una finestra a loggia e la ricca decorazione sul portale che rappresenta lo stemma dell'ordine Serafico. All'interno una tela (S. Agnese) attribuita al napoletano Francesco Solimena.
Proseguiamo a sinistra, in via Augusto Imperatore e sbuchiamo in piazza S. Oronzo: il cuore della città. Fino ai primi del secolo scorso (1900) l'Anfiteatro non era stato scoperto e su di esso insistevano edifici adibiti ad attività mercantili. Infatti questa era chiamata piazza dei mercanti o piazza civica (per distinguerla da quella sacra, piazza Duomo). Durante gli scavi per la sede della Banca d'Italia venne alla luce l'Anfiteatro. Che fare? Il dilemma era fra il riportare alla luce l'intero complesso perdendo così, fra le altre, la splendida Chiesa di S. Maria delle Grazie oppure accontentarsi solo di una piccola sezione dell'ovale e delle sue gradinate concentriche. L'asse maggiore di 102 metri e quello minore di 53, l'arena per i giochi e combattimenti, di 53 per 35. Poteva contenere decine di migliaia di spettatori. I grandi pilastri che reggono il porticato del grande corridoio anulare esterno, fanno supporre che probabilmente si sviluppava su più ordini.
Attraversiamo piazza S. Oronzo avendo cura di calpestare la testa della lupa sullo stemma cittadino posto al centro del marciapiede ovale di fronte all'ingresso del Sedile. Ogni città ha i suoi gesti scaramantici.

Imbocchiamo vico Fedele in direzione di piazzetta Riccardi. Svoltiamo a destra nel vicolo di fronte all'albergo e ... prepariamoci ad una visione straordinaria: Santa Croce. Ecco la gemma preziosa della città di Lecce. Illuminata dal caldo sole del sud sullo sfondo di un cielo azzurro, la pietra leccese scolpita come se non fosse pietra, di un colore tra il bianco crema e il dorato prende la forma della meraviglia.

La costruzione della Basilica è avviata nel 1549 su progetto di Gabriele Riccardi che realizzò il prospetto inferiore fino al 1570. Nel 1582, anche se incompleta la chiesa fu consacrata. Nel 1606 la direzione e i lavori passarono a Giuseppe Zimbalo, che realizzò i due portali laterali e l'arco sorretto da colonne binate sul portale centrale. La parte superiore con il magnifico rosone centrale è stata realizzata da Cesare Penna su disegno dello Zimbalo. Gli artisti non hanno saputo resistere alla tentazione di ritrarsi mimetizzando i loro volti nelle decorazioni: Penna (ritratto di profilo sia a sinistra del rosone sia a destra) e dello Zimbalo (in alto a destra del rosone, volto con barba). Notevoli le cariatidi grottesche di sicura ispirazione medievale. Da notare la lupa romana (la seconda a partire da sinistra) ed Ercole che indossa una pelle di leone (il quinto partendo da sinistra).

Accanto a S. Croce Gabriele Riccardi ha probabilmente progettato il palazzo dei Celestini oggi Palazzo del Governo. Visitate il chiostro, che nelle sere d'estate è sede di prestigiosi concerti e manifestazioni culturali.

 

Bibliografia:

'Lecce città d'arte', Rossella Barletta - Edizioni del Grifo

'Guida di Lecce', Fiorella Congedo - Congedo Editore

'L'Italia: Puglia' vol.17 - Touring Club Italiano

 

  

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